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15 giugno 2015 Comments (0) Views: 2372 Costume

I classici contemporanei di Alexey Kondakov

Nascere in Italia ha degli innumerevoli pregi che neanche voglio dilungarmi ad elencare, ma a tutti questi privilegi non possono che seguire una serie di “sfortune” collaterali; una serie di procedure obbligatorie che seguiamo ormai quasi inconsciamente da anni, che vengono accettate ma non so fino a che punto, assimilate. Qualcuno vi ha mai chiesto se fosse stato di vostro gradimento frequentare il catechismo? Ne dubito, e con la stessa sicurezza posso affermare che qualsiasi lettore “all’ascolto” l’abbia frequentato.

Ricordo veramente poco di quelle lezioni, ma ho stampato nella mente quel libriccino bianco dai contorni verdi con dei terribili disegni che cercavano di ritrarre scene di vita quotidiana narrate dalla Bibbia, che poi crescendo ho ritrovato in libri d’arte, musei e chiese. Il mio approccio è sempre stato lo stesso: sto guardando delle figure ispirate ad un libro; tutto qui. Non c’era nulla di reale, non erano impressioni di realtà, ma semplici fantastiche rappresentazioni. Poi mi sono imbattuta nel progetto di Alexey Kondakov ed ho iniziato a rifletterci un po’ su.

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Il giovane artista di Kiev, tramite il suo lavoro ha cercato di attribuire una realtà a quelle figure che ho sempre visto come “fantastiche”, decontestualizzandole dalla loro dimensione classica e catapultandole ai giorni nostri, intente a svolgere normalissime azioni da comuni mortali, come prendere la metropolitana, aspettare qualcuno in un bar davanti a un caffè, scambiarsi un intimo bacio per strada.

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Al primo impatto, l’effetto è indubbiamente divertente; la stonatura, il fuori contesto, tutto ciò che implica un rovesciamento induce all’ilarità, basti pensare ai vestiti o troppo grandi o troppo stretti dei clown: un Bacco ( quello di “Bacco sul trono” Caesar Van Everdingen) scaraventato giù dal trono che intrattiene le belle ninfe nel parcheggio delle autolinee, o il tragico epilogo della lite per l’ultima banana rimasta tra Davide e Golia (“Davide e Golia” Caravaggio).

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Questo progetto mi ha subito ricordato una pagina facebook chiamata “Se i quadri potessero parlare” che, lo confesso senza vergogna, mi ha provocato non poche risate. In questo caso l’approccio è simile a quello dell’artista ucraino, ma portato su un piano diverso: mentre nel primo caso è il contesto che porta le opere classiche nella realtà dei nostri giorni, nel secondo sono i pensieri e le parole dei protagonisti delle opere ad appartenere alla contemporaneità, per un risultato in alcuni casi davvero esilarante; merito indubbiamente dell’uso del dialetto!

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Pensandoci bene, non mi è mai capitato di vedere un quadro rappresentante scene di vita quotidiana e pensare che queste potessero esser accadute veramente. Ogni tanto quando capito da quelle parti, passo sempre per la chiesa di San Luigi dei Francesi per ammirare le tre splendide opere di Caravaggio sulla vita di San Matteo, ritratto in una verosimile giornata tipo nell’atto della vocazione in cui sta semplicemente giocando a carte, mentre nella distrazione generale ( “T’ho guarda, un angelo con l’aureola”) il lestofante di turno ne approfitta per rubare i soldi sul tavolo. Viene da pensare, “caro Alexey Kondakov, c’ha già pensato Caravaggio” ma ammetto che neanche in questo caso riesco ad attribuire una verosimiglianza a ciò che vedo.

Sarà mica tutta colpa del catechismo??

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