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12 maggio 2015 Comments (0) Views: 1621 Punto C

Il misterioso caso di Mad Men

Se c’è una persona che vorrei avere nel mio giro di amicizie quella è Lindsey Green. Una ragazza americana che dice di amare lo sport e i piccoli animali di pelliccia, sopratutto il suo gattone di nome Chauncey. E che, due anni fa ha postato un articolo su medium.com in cui annunciava il finale di Mad Men (almeno, secondo lei). Alcuni si sono complimentati, altri le hanno riso in faccia, altri ancora neppure sapevano della sua esistenza. Fino a che, oggi, alla vigilia della fine di una delle serie tv più popolari d’america, la Green sta facendo parlare di sé perchè, forse, ci aveva preso. E se così fosse, sia lei che Matthew Wiener sarebbero due geni indiscussi. Ma aspettate un attimo, non conoscete Mad Men? E nemmeno, cosa ancora più grave, Jon Hamm?

Ve lo dico io, solo dopo aver sentito le vostre scuse una per una.
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Mad Men è una serie televisiva statunitense prodotta dal 2007. Il suo ideatore, Matthew Wiener, è uno di quelli che lavorano nel cinema come tuttofare di gran livello (sceneggiatore, regista, produttore) portandosi a casa premi su premi (è anche uno degli autori di un’altra super serie, I Soprano!)

Un’agenzia di comunicazione, quella di Madison Avenue che lavora sullo sfondo dei grandi cambiamenti avvenuti nella società americana dagli anni ’60 agli anni ’70. Un posto in cui tutti vorrebbero lavorare, sopratutto per essere alle dipendenze di Don Draper (Jon Hamm). Ma sarebbe troppo facile parlarvi di quanto la serie sia ben costruita, di quanti premi abbia vinto e di quanto i suoi dialoghi siano ingegnosamente messi a punto. Certo, non posso non dirvi che sono tutti bellissimi e che, quindi, anche se non siete interessati alla trama avete un valido motivo per guardala.

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Ma torniamoo alla Green e alla sua incredibile preveggenza. La serie mette in scena avvenimenti realmente accaduti (Kennedy vs Nixon, crisi missilistica di Cuba, assassinio di Kennedy, sbarco sulla luna eccetera eccetera). Fino a qui, tutto bene. Secondo la Green, però, anche Don Draper sarebbe un personaggio realmente esistito. Si tratterebbe di Dan Cooper, un criminale gentiluomo che nel 1971 ha dirottato un aereo con una bomba, ha fatto scendere tutti i passeggeri, si è fatto consegnare una valigetta con 200 mila dollari e si è buttato di sotto con un paracadute facendo perdere le sue tracce. Dan Cooper non è mai più stato ritrovato consegnando alla storia dell’aviazione statunitense l’unico caso irrisolto.

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Il fatto è che Dan Cooper, come Don Draper, è uno pseudonimo. Entrambi i personaggi, quello vero e quello della fiction, si sono costruiti una realtà fragile alla quale, in realtà, non appartengono. Tutti e due fumano e bevono bourbon. Gli aerei planano sullo sfondo di tutta la serie: dalla campagna per la Mohawk, al padre di Pete che muore in un incidente aereo, a Don che prende aerei di continuo e, a volte, si incanta a guardarli nel cielo di New York dalla finestra del suo ufficio. Per non parlare della silhouette che, nella sigla, cade dal grattacielo dopo aver posato in terra una valigetta.

Una storia che finisce già al suo inizio, insomma. I personaggi cambiano, crescono, si evolvono. E alla fine sembrano tornare ad essere quelli che erano nella prima serie. Don, affascinante più che mai. Misterioso più che mai. Bello come sempre, somiglia incredibilmente a Dan Cooper. E il nome dell’agenzia in cui lavora è Sterling Cooper.
Insomma, una serie di coincidenze che da alcune ore mi tengono ossessivamente incollata allo schermo per cercare sempre più indizi disseminati qua e là per tutte le stagioni (solo chi sta in fissa con Mad Men potrà capirmi). Qualunque sia il finale è certo che una come la Green è meglio non portarsela al cinema. Potrebbe spoilerare tutto già ai titoli di testa!

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