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7 giugno 2015 Comments (0) Views: 1695 Arti Visive, VoltoDisco

Il volto del disco: A Flock Of Seagulls (s/t)

Ultimamente pare ci sia un esplosione di nostalgia rispetto a quello che un tempo si chiamava movimento “new romantic”. Forse per la banale formula padri di oggi = figli di ieri, i gruppi che in classifica andavano per la maggiore riempiendo il cuore degli adolescenti adesso hanno lo stesso valore che so…dei Beatles per i nonni di oggi. Se è vero che gli Spandau Ballet si sono riuniti dando il via a fortunati tour (segno che la voglia di novità non è proprio di questi tempi) e i Duran Duran non hanno mai smesso di fare notizia, c’è un gruppo seminale che è sempre rimasto nell’ombra pur avendo avuto un breve periodo di successo. Costoro sono gli A Flock Of Seagulls, che dei Beatles condividono le origini, Liverpool, e il numero di elementi: quattro. Il volto del disco oggi si occupa del loro lp di esordio A Flock of seagulls, “uno stormo di gabbiani” per l’appunto.

Analizziamo subito il front che potete vedere qui sopra: rispetto all’ immaginario medio dei gruppi new romantic dell’ epoca, inamidato con copertine al limite delle riviste di moda, gli AFOS invece si distinguono per una cover acidissima e weird, ai bordi del mal di retina. Il concept rasenta il delirio: veniamo proiettati  dentro una stanza investita di un mare fluo, con in un sol colpo una spiaggia arancione e dei gabbiani in volo dai colori improponibili: viola, rosso, verde, azzurro. Al centro, senza soluzione di continuità, una televisione che trasmette una rockstar aliena su sfondo rosso. Sulla televisione campeggia un bicchiere con un tulipano anche esso rosso, che verrà poi recuperato sulla copertina del loro album dell’ 84, “The story of a young heart”: in quanto simbolo dell’amore perfetto della fama e della vita eterna, è in perfetto stile new romantic. Immerso in un misterioso liquido anche esso rosso, sembra indicare il sole che improvvisamente appare alla sua destra, sulle pareti. Pareti che sono gialle, attraversate da nuvole lisergiche. Ma non è finita, una finestra è semichiusa, sfiorata da una tenda verde smeraldo: al di là di essa campeggiano degli ufo in avvicinamento che irradiano un giallo fosforescente su un cielo rosa shocking. Come vedete la scelta cromatica e gli accostamenti sono più adatti ad un album acid house degli anni ’90 che ad altro, ma siamo solo nel 1982: segno che i nostri la sanno lunga.

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L’immaginario della copertina pesca ovviamente nel contenuto dell’ album: extraterrestri, storie spaziali, citazioni giapponesi (il mare ricorda vagamente le stampe di Katsushika Hokusai), amori automatici e odi alle “telecomunicazioni”, come da titolo di un pezzo. Non che queste tematiche siano estranee al movimento new romantic, intediamoci: ma la cover rappresenta uno step superiore nel renderle dal punto di vista visuale, rischiando anche uno scarso appeal estetico pur di sfondare le porte della percezione. L’estetica, appunto: perché da quel punto di vista l’eleganza  ritorna nell’abbigliamento della band, ritratta nel retro. Giacche, papillon,camicie stirate e capelli ossigenati. Il cantante Mike Score sfoggia una tipica acconciatura wave che poi pian piano si evolverà in maniera particolarissima, imitando i caschi dei robot giapponesi come se fosse un alieno sceso un terra. Il chitarrista Paul Reynolds indossa un paio di occhiali a montatura bianca, tipica di certi gruppi punk come i Vibrators ma incarnando un altro tipo di immaginario, quello manga. Gli altri due membri della band si mantengono sul dandysmo tipico dello stile Roxy Music, punto di riferimento dell’intera scena romantica. Lo sfondo è nero, i caratteri ancora coloratissimi: rossi, rosa, verdi acido. La band viene ritratta come dietro la finestra all’ interno della stanza, su uno sfondo bianco, come se vedessero un mondo indotto da sostanze psicotrope che nella realtà non esiste. Particolare non da poco nel pulitino mondo new romantic d’epoca. D’altronde il nome è ispirato a una canzone degli Stranglers, non certo dei chierichetti…

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Gli A Flock Of  Seagulls però pagheranno cara la loro propensione all’espansione della coscienza. Gli eccessi di Paul Reynolds porteranno presto al suo allontanamento volontario dalla band, con conseguente caduta nel dimenticatoio più totale e sfaldamento generalizzato di un progetto che avrebbe avuto ancora molto da dire. Mike Score però continua imperterrito a portare il marchio dal vivo, anche se è l’unico elemento originale: simbolo di chi non si arrende al tempo allo spazio e alle mode pur di farci vedere ancora mari fluo e gabbiani colorati. Perché per gli AFOS il momento nostalgy non è mai arrivato.

 

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