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23 aprile 2014 Comments (1) Views: 3488 FumOOinterviste

Oorlandoo incontra i TwoMonkeys

two monkeysChiaraxOorlandoo

Michele e Simone Bornati sono due fratelli che condividono uno straordinario progetto artistico e musicale. Si muovono tra Brescia e l’Europa da alcuni anni, e il loro primo album ufficiale “Psychobabe” è uscito lo scorso autunno per Kandisky Records, prodotto da Asso Stefana (Guano Padano, Vinicio Capossela, Mike Patton). riscuotendo un notevole successo di critica. Mentre scrivo sono in un tour che li porta anche in Francia.
Oorlandoo è andato a scovarli a VillaNo per scoprire qualcosa di questi due primati… (o forse qualcosa sapeva già? )

Siamo a VillaNo, villino pieno di arte, artisti e artigiani proprio dietro la stazione. In sottofondo un vecchio registratore a cassette restituisce suoni distorti, chiacchiere e poesie di un lontano passato, di un’altra vita. La focaccia è nel forno, il tè nelle tazze, la birra in bottiglia, le ragazze sul divano, il cane nero e tre vecchie scimmie ridono davanti allo schermo che dovrebbe registrarli. TwoMonkeysAbastanottiOorlandoo1 Oo: Dai Monkeys Brigade ai TwoMonkeys: fateci un breve riassunto!

Simone: Con i Monkeys Brigade si parla di dieci/dodici anni fa…il primo tentativo di progetti musicali, si tratta di superiori, liceo. Io e Michele ne abbiamo fatto parte da sempre, ne siamo un po’ il nucleo…
Michele: …”Oorlandoo” ne sa qualcosa!

Intervista Oo two monkeys

Oorlandoo e i Monkeys in una performance dei primi anni duemila.

Michele: E’ stata la prima esperienza liceale musicale, il nome Monkeys è il tema che abbiamo seguito in tutto il percorso…non abbiamo mai voluto trasgredire questo modo di vedere le cose, “da scimmie”. Il nome deriva dal collettivo di ragazzini di Indira Gandhi, presi dal fascino di giovani rivoluzionari che fermavano il mondo solo con l’utilizzo di giochi, divertimento, creatività, occupando le strade.

Oo: Quanto è cambiato da allora?

M: Con gli anni abbiamo perso tutti i membri. Forse “perso” non è corretto, è il destino delle cose. Siamo rimasti io e Simone perché siamo fratelli, è difficile slegarsi. Prima non c’è il batterista, poi non c’è la cantante, poi se ne va il bassista, poi il chitarrista… siamo rimasti come duo, nel periodo in cui vivevamo a Siena siamo stati anche il “Duo Monkeys”.
Oo: Ci sono documenti audio di quella fase?
M: Solo registrazioni autoprodotte, la prima vera registrazione è stata ad Amsterdam “Junkies to birthday parties”.
Oo: E ora vi ha prodotto una casa discografica bresciana.
M: Sì esatto. E’ il primo disco vero. Per la stampa il nostro esordio è “Psycho babe
S: Il disco precedente era autoprodotto, registrato per i cavoli nostri ad Amsterdam. Il primo approccio vero e concreto di un album. Prima era tutto molto istintivo, libera espressione.
M: Però se devo pensarci anche con i Monkeys Brigade avevamo dei pezzi veri e propri. Certo improvvisavamo…
S: Molte idee di quel minimalismo percussivo sono rimaste. Ora le facciamo con diverse tecnologie, diversa strumentazione, un’idea della musica più ampia, si spera, rispetto a dieci anni fa.

Oo:Quello che mi interessava capire era anche il passaggio tra gli strumenti tradizionali (Michele suonava il mandolino, Simone il clarinetto e la chitarra ndr) al digitale, all’elettronica che vi caratterizza ora.

M: Non adoperiamo il computer, la tecnologia per facilitare il nostro suonare, ma come esigenza, come qualità.

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M: E’ cambiata la musica, cerchiamo di stare al passo ascoltiamo i dischi che escono adesso.

Oo: E’ cambiata la musica che ascoltate e quindi quella che vi piace fare. E’ possibile allora che ci siano altri passaggi in futuro, quando scoprirete cose nuove…

M: Per la critica è difficile darci un genere, e noi stessi non vogliamo. E’ difficile perciò affezionarci a un genere, non credo rimarremo legati a qualcosa in particolare.

Oo: In molte lingue giocare e suonare sono la stessa parole: quanto è importante per voi la dimensione del gioco?

S: Personalmente la vedo molto così, non do al gioco un’accezione così frivola, c’è dietro un’intelligenza, un’inventiva, una creatività. Certe idee ci sono venute proprio perché ci divertivamo nel suonare, giocando.

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Oo: La stessa VillaNo si presta a questo.

M: Sì! Abbiamo la sala prove qui e…

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Oo: Cosa vi aspettate che sentano quelli che vi ascoltano?

M: Nuova musica!
S: Bella musica!
S: Che cosa mi aspetto o che cosa voglio?

Oo: Se è diverso, spiega perché è diverso 

S: Spero che sentano buone vibrazioni. Mi aspetto che rimangano un po’ storditi.
M: Comunque è una domanda importante, anche se è difficile. E’ il succo del perché si fa musica. Vorremmo fare una musica che fosse aggiornata che guardasse al futuro, non siamo affezionati ad un genere retrò a cui rimanere fedeli. Anche se c’è il rischio di fare qualcosa che non funziona, preferisco che sia autentica.

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Oo: Qualcosa che nessuno vi ha mai chiesto, ma che vorreste farvi chiedere? Qualcosa che come musicisti non riuscite ad esprimere perché suonate, e non siete degli attori o dei performer?

M: Qualcosa a livello tecnico su come nascono i pezzi forse….boh bella domanda! Ahah…non è che nasce un pezzo perché vogliamo trasmettere un tema in particolare, non c’è un’ esigenza a livello tematico, è una cosa molto istintiva che va a riprendere un po’ la cosa dell’approccio infantile. C’è il nonsenso, c’è …

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M: Sono d’accordo. Abbiamo una sensibilità comune, essendo fratelli. Noi non chiudiamo le orecchie al pop o a quello che ci capita di ascoltare…

Oo: Avete fatto anche delle cover, infatti.

S: Sì. Spero sia evidente una capacità di assorbire il contemporaneo e rivederlo attraverso i propri occhi, saperlo leggere e criticare in maniera feconda, che possa stimolare e cambiare.

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OO: Vi date dei confini?

M: Assolutamente no. Forse un posto che ci piacerebbe esplorare è l’America. Lì ci sono scene musicali interessanti, mille etichette, non c’è il vecchiume europeo. Non è il paese dei balocchi, ma un sacco di musica che noi ascoltiamo, molto giovane, viene dall’America. Spesso sono musicisti giovani, lontani dalle tradizioni rock europee.
S: Speriamo che si muova qualcosa anche qui

OO:  E dal punto di vista tecnico?

M: Veniamo da studi musicali di un certo tipo che ci hanno influenzato…
S: Abbiamo fatto tutti questi discorsi sull’approccio istintivo e punk, ma c’è anche l’aspetto un po’ più letterario: abbiamo studiato la storia della musica, la teoria della musica sui libri, un lato più colto o intellettuale a cui ci sentiamo vicini.
M: Ci sentiremmo a nostro agio a suonare in una galleria d’arte contemporanea, in questo senso…
S: Siamo vicini al concezione postmoderna dell’arte: un’ arte che ne coniughi molte….

TwoMonkeysAbastanottixOoMultipersonalità
M: Ahah. E’ vero anche perché riascoltando il disco ritrovo un sacco di generi diversi. La paura era che il nostro disco fosse percepito come una voler abbracciare un po’ tutti i generi per acquistare consenso. C’è dentro un po’ di tutto, ma la speranza è che noi abbiamo mantenuto la nostra identità in tutti i generi che abbiamo toccato…che poi non è questione di generi, è questione di approcciarsi a un mondo musicale e poi a un altro senza mettersi un paraocchi…quindi sì, questa cosa della multi personalità è bella!

Oo: Essendo in due potete scambiarvi un po’ i ruoli, giocare sul doppio

M: Sì anche come immagine al livello estetico è da sfruttare è schizofrenica, ma comunque unica!

saluti

Per saperne di più:

 Soundcloud dell’ultimo album

two monkeys

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One Response to Oorlandoo incontra i TwoMonkeys

  1. Barbaro scrive:

    A me viene la lacrimuccia

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