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O. Borrani. L'Arno a Varlungo

31 maggio 2015 Comments (0) Views: 2076 Arti Visive, Mostre

Le fughe nella “macchia” e la genuinità della pittura dei campi.

E’ ormai da mesi che continuo a ripetermi e a sentirmi addosso una precisa quanto limpida considerazione: “Sto vivendo la mia primavera“. Percepisco ogni rinascita, ogni fioritura e mi godo le tempeste, fiduciosa nell’estate che arriverà. Le mie catartiche fughe recentemente volgono sempre più verso la campagna toscana, i suoi suoni, i suoi colori.
Mi sembrava doveroso allora per me e i miei occhi raggiungere Montepulciano e addentrarmi nella preziosa mostra sui paesaggi macchiaioli e la “pittura dei campi” dal titolo “Dalla ‘macchia’ al Decadentismo. Dipinti privati nelle terre del Poliziano”.

M. Gordigiani. Signora con il velo nero

M. Gordigiani. Signora con il velo nero

In realtà l’esposizione presenta una intera sezione dedicata anche ai ritratti, tutti raccolti presso la Pinacoteca Crociani, una delle due sedi della mostra. Vi ritrovo ritratti di Cavour e Mazzini accanto a quelli di piccole donne innamorate del loro piccolo pittore. Persino nei ritratti più ufficiali si percepisce come questa pittura di metà Ottocento sia stata in grado di arrivare ad altissimi toni di familiarità tra personaggio ritratto e artista. Si percepiscono anche le chiacchiere che dovevano essersi scambiati nell’attesa dell’ultima posa, dell’ultima ombra sulla guancia, prima di fermare lo schizzo e dedicarsi al colore. In alcuni sguardi ritrovi un’intensità che rischiava di essere perduta se non fosse stato per il fatto che in quel dato momento, per quel dato pensiero, quel dato pittore avesse colto l’attimo a carboncino.

A. Tommasi. Il fischio del vapore

A. Tommasi. Il fischio del vapore

Con la stessa cura e attenzione gli stessi autori tornavano, come me, ai campi e realizzavano nitidi “ritratti” delle campagne toscane. Camminando anche oggi ai bordi delle strade si vedono in mezzo ai tenui verdi dei prati le macchie rosse dei papaveri, che appaiono come tocchi di colore, quasi gli artisti non si fossero inventati in realtà niente di straordinario: era tutto lì davanti a loro e ancora oggi davanti a noi. Il sentire era poi esattamente lo stesso, disillusi dalle promesse di un progresso che avrebbe dovuto portare un grande miglioramento mai raggiunto, scappano dalle città sempre più chiassose, frastornanti, insidiose e fasulle. Ritornano alla campagna, escono dai loro studi e iniziano a prendere schizzi girando tra i paesi di contadini e braccianti. Colgono una genuinità assoluta per cui le anatomie delle bestie non sono tratte dai marmi antichi, ma da rumorosi e puzzolenti (quello è inevitabile) animali da soma. E i sorrisi di donne non sono più angeliche riproduzioni di Marie, ma balie e contadinotte dagli sguardi maliziosi.

V. D'Ancona. Ritratto della figlia Giulia

V. D’Ancona. Ritratto della figlia Giulia

Il tratto del pittore quindi in un primo momento cattura tutta quella bellezza. Con una mano malinconica traccia quegli usi e costumi del mondo campestre così ormai distante dalla velocità, così ricco di una innocenza e disinvoltura sbaragliante. Una realtà fatta di piccole e semplici cose contro quella ormai distante e frivola della città. Dopo, in un secondo tempo, vedono i disagi di un mondo lasciato alla deriva, abbandonato alla povertà e miseria ed è lì che lo stupore aumenta. E’ nel vedere volti sorridenti nonostante la fatica del giorno. Sta nel notare la gioia che una ragazza si porterà addosso fino a sera per un inaspettato sguardo di uomo a lei rivolto. Sta nella serena figura di donna che lancia il mangime alle poche galline, in una dinamica di solitaria compagnia svolazzante.

V. Cabianca. Chiostro

V. Cabianca. Chiostro

E qui, allora, ritorno a me e alla mia solitudine rigenerante. Una condizione talmente mia che davanti ai vuoti chiostri del pittore Vincenzo Cabianca mi sento come a casa. L’artista ha, secondo me, questa grande capacità di ricreare i silenzi di questi luoghi, quasi percepisse l’atmosfera di meditazione e serenità, quasi cogliesse la potenziale bellezza di perdersi in se stessi stando in quei pochi metri di porticato. Perciò mi armo di coraggio e inizio ad impiccolirmi sempre di più, mi aggrappo in tempo alla cornicetta e la scavalco: casco dentro il quadretto. Tra polvere e pittura mi dovreste vedere lì, gambe penzoloni, a prendere quel raggio di sole. Oppure sarò a vagolare un po’ tra le colonne, ramenga in me stessa, senza meta. Guai ce ne fosse una.

Mostra: “Dalla ‘macchia’ al Decadentismo. Dipinti privati nelle terre del Polizionano” Fortezza e Pinacoteca Crociani, Montepulciano. Dal 4 aprile al 1 novembre 2015.

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