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7 giugno 2015 Comments (0) Views: 1836 Arti Visive, Performance

Marina Abramovic – ma perché questa è arte?

Sembra ieri che mandavo, timido timido, il mio curriculum e il mio articolo di prova alla redazione di Oorlandoo, e invece ormai è passato quasi un anno e mezzo che scrivo qui; in tutto questo tempo ho curato la sezione performance cercando di proporvi opere curiose, colorate, fresche, originali e poco note al pubblico italiano, seguendo il mio intuito, il mio gusto personale, segnalando ciò che per me valeva la pena di far conoscere e di commentare. Ho quindi sempre evitato tutto ciò che mi sembrava troppo mainstream e troppo chiacchierato, non per sterile anticonformismo, ma semplicemente perché preferivo che il lettore oorlandianoo si potesse confrontare con qualcosa di nuovo leggendo un mio articolo, che potesse incuriosirsi, mettere in discussione qualcosa, o magari approfondire un argomento che fino a pochi minuti prima della lettura ignorava. Oggi però ho deciso di fare un’eccezione, e di parlare dell’artista che viene in mente a tutti quando leggono la parola “performance”: Marina Abramovic.

Marina Abramovic

La conoscerete tutti per i suoi pezzi sempre al limite della follia, per la capacità che questo personaggio ha di far chiacchierare un po’ tutti, sia nell’ambito della critica che nei canali più generalisti. Chiunque abbia assistito almeno una sua opera, o visto una sua intervista, sa bene quanto Marina Abramovic sia carismatica, ma anche enigmatica e, per certi versi, incomprensibile. Sì, perché la domanda che le è stata posta, dagli inizi della sua carriera ad oggi, è sempre la stessa: “Ma perché questa è arte?”.
C’è la critica che la acclama, c’è quella che la demolisce perché la considera troppo autoreferenziale, c’è il semplice spettatore che senza sapere bene il perché ne rimane comunque affascinato, c’è quello che proprio non la capisce, c’è chi invece è del tutto indifferente, e poi c’è chi la denigra. Ed è davvero difficile rispondere a questa domanda mettendo d’accordo tutti, in fondo nella storia si sono succedute così tante definizioni di “arte”, e se anche gli studiosi hanno i pareri più differenti, la questione forse è destinata a rimanere fumosa.

Se oggi vi sto parlando di Marina Abramovic e non di un performer meno noto è perché penso che lei sia l’emblema di una questione che secondo me spesso viene posta nell’ottica sbagliata. Si dice che l’arte funziona quando il messaggio arriva… ma a volte ci si dimentica di prendere in considerazione il destinatario.

Viviamo in un’epoca che si è evoluta così rapidamente, tanto che a stento riusciamo a stare dietro a ciò che noi stessi abbiamo creato. È un mondo sempre più piccolo, in cui le comunicazioni di massa fanno da protagoniste, in cui tutti possono connettersi con tutti, in cui tutti possono accedere a tutto, in cui la cultura non è più un prodotto elitario, per pochi, ma un diritto popolare, un’entità che deve appartenere a chiunque e che che chiunque può plasmare come meglio crede. È l’età dei cultural studies, della cultura pop, della massa che diventa giudice supremo, che ha sempre l’ultima parola. Nel 2015 “Il cliente ha sempre ragione” diventa una frase che si può associare anche ai contesti artistici?

C’è chi questo sistema lo apprezza, c’è chi invece lo odia, ma non si può non prenderne atto. Ed è proprio in relazione a questo che secondo me Marina Abramovic diventa interessante da analizzare; perché se è vero che sin dagli esordi lei ci si è buttata a capofitto in questo oceano di pescecani di cui il pubblico dei mass media è composto, è anche vero che l’ha fatto solo a metà.
Marina infatti si spoglia, Marina si fa picchiare, Marina non si taglia per finta per poi riempirsi di ketchup, come fanno a teatro, Marina si pugnala davvero, mette alla prova mente e corpo, rischia la vita: il pubblico degli anni ’70 non capisce, rimane basito, è assurdo che qualcuno faccia qualcosa del genere, non è un’esibizione rassicurante, finta, non è ciò a cui è stato abituato.

Art must be beautiful

Questo è il punto della questione, il fatto che nessuno sia interessato a conoscere il perché Marina Abramovic a 69 anni faccia ancora ciò che fa, nessuno è pronto ad accettare che ci sia un messaggio, perché quando lo shock è troppo forte, non si va oltre, ci si ferma, si fa un passo indietro e ci si allontana. La si cataloga come follia, come un qualcosa di bizzarro, ci si chiude a riccio e ci si rifiuta di saperne di più. E peraltro, una reazione del genere è piuttosto prevedibile di fronte a qualcosa che risulta del tutto sconosciuta. Marina Abramovic, fino ad oggi, ha venduto alle masse semplicemente qualcosa di scioccante, lasciando però che il suo messaggio arrivasse davvero a pochi.

Ma alla fine, tutto questo lungo sproloquio sull’arte, sulle sue evoluzioni e sulla società, dove vuole andare a parare? In un anno e mezzo di articoli più volte mi è stato detto: “Io però proprio non l’ho capita quell’opera di cui hai parlato”, e spesso mi sono chiesto: “Sarò stato io ad averci visto qualcosa che ci ho voluto vedere? Se quell’opera la capiscono due persone in croce, è possibile che allora il messaggio ce l’abbia costruito io? Che quell’opera fosse pure forma, che in realtà fosse vuota?

oorlandoo marina abramovic (1)

Nel 1988 Marina e il suo ex compagno Ulay percorrono la Muraglia Cinese, 2500km ciascuno, andando l’uno verso l’altra per poi incontrarsi a metà strada. “The Lovers” è una performance romantica, la mia preferita, che decreta paradossalmente la fine della loro relazione.

Ce ne tiriamo fuori con uno pseudo luogo comune: la verità sta nel mezzo! Se è vero che oggi il critico più acclamato è il pubblico, è anche vero che deve essere il pubblico a dare la sua risposta. Ma il pubblico può farlo solo se è pronto a mettersi in discussione, se è interessato a trovarlo un messaggio, se ha intenzione di andare oltre lo shock, oltre la diffidenza per il nuovo e per il bizzarro. E se proprio non riesce a farlo… allora forse tocca anche all’arte dargli qualche strumento in più, oppure deve farsi da parte, cambiando destinatario, selezionandolo. Forse non tutta l’arte può essere pop.

E voi cosa ne pensate? Tutta l’arte è per tutti? Conoscevate Marina Abramovic? Cosa ne pensate della sua carriera e delle sue opere? Cosa vi piace della performance art? Riuscite sempre a risalire al messaggio dell’autore? Come al solito, se vi va, possiamo fare due chiacchiere nei commenti! :)
Se voleste approfondire la figura dell’Abramovic, vi consiglio di guardare il documentario di Matthew Akers, Marina Abramovic, The Artist is Present (qui il link al trailer, disponibile anche su SKY On Demand)

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