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23 maggio 2015 Comments (0) Views: 1672 Arti Visive, Letteratura

Tree book tree: per fare un albero ci vuole un libro

Per fare un albero ci vuole un libro.

No, non è la versione per libridinosi del tormentone da bambini. E io non ho appena dimenticato il normale ciclo delle cose. Ci sono davvero alberi che nascono dai libri. Sono immensi fusti di jacaranda, una nuvola glicine che, se è arrivata dalle Americhe dov’è nata fin qua, è per ricordarci che tutto ha più un senso se visto a colori. Ma perché la magia avvenga serve aver letto “Mi Papá Estuvo en la Selva”, un racconto per bambini che forse, nella miglior tradizione dei libri per l’infanzia, sarebbe più utile se letto da grandi. Per la sua riedizione, infatti, l’argentina Pequeno Editor ha pensato alla formula “Tree Book Tree”. Materiali completamente biodegradabili, dall’inchiostro alle rilegature e, nascosti tra le pagine, semi di jacaranda: così una volta letto si potrà ‘piantare’ il libro nel giardino dietro casa o nell’angolo preferito del parco e, poi, aspettare solo che l’albero cresca.

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L’obiettivo? È ovviamente sensibilizzare i più piccoli ai temi del riciclo, del ‘green’ e di una vita a impatto (quasi) zero. Come spiega il teaser per il lancio dei libri ‘piantabili’, infatti, soltanto in Argentina vengono stampate ogni giorno quarantacinque milioni di pagine e tutto, ovviamente, comincia dagli alberi. (Ri)piantare un volume, quindi, è il minimo che si possa fare per ‘ricambiare’ ciò che ogni giorno ci permette di trovare rifugio dalle nostre vite tra le confortanti pagine di un libro. Certo, per quelli come me che riescono a far morire persino i cactus e quegli stupidi omini coi capelli fatti di erba, un libro ‘piantabile’ potrebbe essere una sfida fin troppo audace. Per non parlare di quel feticcio della carta che ci rende insopportabile separarci dai nostri libri, per quanto possiamo averli trovati non entusiasmanti, insignificanti o, sì, anche semplicemente brutti. Forse non riuscirei mai ad affidare alla terra uno dei miei libri.

Da due aspetti del “Tree Book Tree” però, lo ammetto, mi sono lasciata sedurre anch’io. Ogni trasloco ha una (quando va bene!) vittima. Per l’ultimo dei miei è stato una scatola di libri dimenticata in cantina giusto il tempo perché un semplice temporale di settembre si trasformasse in una sorta di alluvione: è una delle cose per cui ancora non riesco a non sentirmi in colpa. Fossero stati ‘libri albero’, almeno, ora ci sarebbe un immensa distesa di fiori di jacaranda sotto cui stendersi col naso all’insù.

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Il resto ha a che vedere con la meravigliosa metafora che è ‘piantare’ un libro, soprattutto un libro per bambini. Ci vorranno anni perché il tuo albero cresca, si faccia robusto e forte, aspetterai impaziente che sbocci, timido, il primo fiore. Esattamente come impiegherai degli anni a capire che leggere è molto di più che avere tra le mani uno di quei volumi degli odiosi consigli di lettura degli insegnanti. Forse ricorderai per sempre l’emozione del primo libro vero, comprato per voglia e non per necessità, anche se nel tempo rischierà di essere coperta da quel piacere inspiegabile eppure così ‘carnale’ di ogni passaggio in libreria. E alla fine il tuo ‘albero’ da lettore sarà

A proposito di 'radici': il primo e l'ultimo arrivato nella mia libreria

A proposito di ‘radici': il primo e l’ultimo arrivato nella mia libreria

alto, altissimo (un po’ come le pile di arretrati sul comodino!), farà ombra alle giornate accecanti di vita o del suo contrario, avrà fiori profumatissimi, quelli dei libri che ti fanno stare bene solo a tenerli tra le mani o annusarne le pagine, qualche foglia sarà strinata dalle troppe riletture, altre saranno imperfette e magari te ne vergognerai, ci saranno degli spazi vuoti, quelli dei volumi prestati e mai riavuti indietro, e non riuscirai a fartene una ragione, avrà fiori non suoi eppure perfettamente in armonia con tutto il resto, quelli di chi ha capito che un libro è il miglior regalo che ti si possa fare. Ma, soprattutto, farà germogli nuovi ogni volta che deciderai essere primavera ma non sarebbe stato possibile se, una volta almeno, non avessi messo radici. La mia radice, per esempio, è un libro de “Il battello a vapore”. È tra i più facilmente visibili nella mia con_fusa libreria. Ogni tanto mi prometto di rileggerlo, poi mi faccio prendere dalla gola dei nuovi arrivati. Intanto sta lì a ricordarmi che senza radici, neanche un meraviglioso albero di jacaranda esisterebbe.

Ecco perché, sì, per fare un albero ci vuole un libro. Il primo.

PS. Per qualche strana coincidenza, giusto prima di scrivere degli ‘libri piantabili’ della Pequeno ho letto da qualche parte che in America (of course!) avrebbero trovato un’alternativa efficiente (meno costosa, più eco-friendly, meno ingombrante) di sepoltura e cremazione. Farsi trasformare in humus. Ed è strano dirlo, ma fa quasi meno paura pensare che sarai concime per una distesa di fiori. Magari sì, proprio jacarande nate da un libro.

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