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3 giugno 2014 Comments (0) Views: 4830 VoltoDisco

Il volto del disco : Sid Vicious – Sid Sings (1979)

Questa settimana il volto del disco si occupa in tutti i sensi di un volto sul disco. Da Phil Collins a Nico molti sono gli artisti che hanno scelto  dei  primi piani  di se stessi al momento di escogitare una grafica di copertina, ma pochi sono quelli che riescono a evocare da uno scatto molto di più di un  semplice ritratto. Fra questi c’è Sid Vicious, popolare per essere stato il leggendario bassista dei Sex Pistols. Pochi si sono soffermati sulla sua pur breve carriera solista, quella documentata in questo disco postumo del 1979 dal titolo Sid Sings.

sid singfs

Come preannunciato, in copertina c’è una foto di Sid scattata quasi al volo, quasi una polaroid. In questa foto c’ è tutto quello che è la decadenza e la forza del personaggio. Un ragazzo bello, elegante anche nella sua sfattanza e nello stesso tempo appunto marcio, andato, sporco, privo di coscienza, a suo modo finito prima ancora di iniziare. Una foto quasi iconica, con il nostro beniamino immortalato con indosso un vestito panna a petto nudo, un catenone al collo in pieno stile punk, una bottiglia di birra in mano e le varie spille conficcate dove meglio si crede, quasi un moderno mostro di Frankenstein. Sembra uscire da un teatro di Grand Guignol, da un camerino di avanspettacolo, gli occhi smagnetizzati. Non e ben chiaro: forse lo scatto risale al video di My Way, dove anticipando la sua stessa tragedia (che oramai conoscono anche i bambini) Sid, su un palcoscenico alla Aznavour, spara alla sua stessa ragazza, Nancy Spugen. Nella busta interna c’è una specie di cronostoria in bianco e nero fatta di simboli, articoli di giornale e via dicendo con un evidente accenno alla sua incriminazione (le manette in bella vista).

sid inner

Il contenuto del disco ha la qualita sonora della foto: lo-fi ai livelli di un bootleg di terza categoria, racchiude sporadiche registrazioni live dei Sex Pistols con Sid alla voce, a sostituire Rotten, e per la maggior parte quelle della band appena fondata dal nostro, I Vicious White Kids che va a rodarsi eseguendo cover punk e rock n’ roll. L’ unico brano originale in scaletta targato Pistols e l’ unico a vedere come autore tout court lo stesso Sid è la controversa Belsen was a gas, grottesco spaccato sulla faccenda dell’ Olocausto. Componenti la band, altri grandi nomi punk del periodo. Che pero’ non vengono citati nelle inner notes: peccato, trattasi di elementi dei Clash (Steve Jones) degli idols e dei New York Dolls. L’approccio punk si respira anche sul centrino dell’album, con un provocatorio logo disegnato da Jamie Reid, lo storico grafico dei Pistols: una svastica fatta di chitarre elettriche.

sid centrino

La cosa sulla carta promette bene, ma Sid non farà in tempo a sviluppare nulla di che: il delitto Spugen e il correlato suicidio del nostro spezzerà tragicamente ogni cosa. “Sid Sings” è forse l’ultima possibilità per la Virgin di sfruttare il suo cadavere ancora caldo, (sarà inserita nel disco una versione demo di My Way prima ancora della pubblicazione della versione ufficiale dell’ 80) ma nello stesso tempo è un operazione coerente col personaggio, oramai capace di svilire il suo carisma con operazioni discutibili come “The great rnr swindle” dei Sex Pistols, anche questo -ahimè- uscito postumo. Sostituendo Johnny Rotten nell’arduo compito di frontman, ne rimarrà schiacciato totalmente e l’eroina fara il resto.

sid retro

Ecco perchè la copertina (soprattutto nel retro) emana anche un che di sinistro, come fosse una foto sulla lapide. Punks never die, è il caso di dirlo: la storia di questo movimento di per se si nutre  di macerie. Questa copertina è dunque il giusto epitaffio per un uomo che – più che essere umano – era diventato suo malgrado un oggetto di design, un poster da attaccare in camera: la musica era solo un contorno al piatto forte della sua vita. Ma anche questo significa, nel suo fascino perverso,essere un’opera d’arte totale.

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